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Gli incontentabili -

19/08/08

La chiave d'accensione di una saga di sei o settecento pagine

2695107275 2F7E6A2713Alla storia della sindrome da foglio bianco io non ho mai creduto, ma neanche da lontano.
"La crisi d'ispirazione dello scrittore". Stronzate da giornalista - lui sì a corto di idee - nell'atto del divulgare la vulgata, ovvero costruire la solita immaginetta a uso e consumo del popolaccio infame, di solito italico. Il quale, com'è noto, quando legge non legge libri, ma scrittori. Che devono rispondere ai soliti requisiti (bel faccino, vicenda personale tormentata, quel certo glamour che accenda la fantasia piccoloborghese tipo appunto "giovane fisico", "firma prestigiosa", "grande vecchio", ecc).

Uno scrittore, se è uno scrittore, di ispirazione ce ne ha anche troppa, ché troppe sono le storie da raccontare*.

Il problema semmai, quello serio e vero, quello che veramente può bloccarti per anni e anzi farti passare per la testa (fino a convincertene) l'idea che sei tutto tranne che uno scrittore - il problema sta nel come scriverle, le storie.
E qui, riguardo a tale spinosa faccenda, temo che la risposta - come diceva quello - soffi nel vento. Se nella tua camminata trovi quella musica del fiato lì, quel particolare passo che si adatta al tuo respiro, è fatta. Altrimenti è un guaio: a meno di non appartenere alla vituperatissima razza dei cagalibri, grafomani manierati che han fatto della propria ipertrofia produttiva qualcosa che va avanti indipendentemente dal loro cervello, rischi di girare in tondo per mesi e anni; di perdere il lavoro, la famiglia e la salute mentale.

Ma è sempre, sempre una questione di come arrivarci, mai di dove andare. Quelli che non sanno dove andare, quelli che non sanno cosa raccontare, quelli - mi dovete credere - non sono scrittori.

Per quanto mi riguarda, ogni volta che mi sorprendo davanti al quaderno degli appunti - e succede, certo - a dirmi "E adesso? Cosa scrivo adesso?", cerco di punire adeguatamente la mia stupidità. Un tempo bastava riprendere in mano Casa desolata, I Fratelli Karamazov, La schiuma dei giorni, L'Informazione.

Adesso, con Internet, è persino più rapido: basta andare qui, e qui.
Dove quasi ogni immagine è, da sola, la chiave d'accensione di una potenziale saga di sei o settecento pagine.

*C'è chi, a ragione, dice che dopo Omero e l'Antico Testamento tutto è stato raccontato. Giusto. Si copi, dunque. E via da capo.

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15/08/08

Ferragostani sparsi pensieri

Stereolab - Chemical Chords- Festeggiare la non-festa facendo carezzare la propria solitudine dalla voce di Laetitia Sadier. E le spinette, e gli harpsichord, e l'hammond/leslie, e la (grande) arte dell'arrangiamento. Insomma, il nuovo disco degli Stereolab. Innovazioni? Nessuna. La solita pappa? Sì. Buonissima. Averne, accidenti. (Anche voi).

- Auguri a Naomi Campbell. La sua impresa (dimostrare di essere la donna più idiota del mondo) sta per andare in porto. A colpi di cose come questa rischia di battere anche una mia ex fidanzata (che francamente credevo irraggiungibile).

Innomedelpopoloitaliano- Consiglio per gli acquisti. Lo so che mi ripeto, e lo so che l'Espresso è una cosa sempre più patetica e illeggibile, ma al numero in edicola da oggi è allegato un film di Dino Risi, In nome del popolo italiano, che, a dispetto dei suoi trentasette anni d'età, in tema di attualità, berlusconismi eccetera, ha una forza d'urto che caimani, deagli, travagli e guzzanti, eccetera gli fanno una pippa. Impressionante capolavoro, sceneggiato da Age e Scarpelli al top, che conclude in modo definitivo il discorso sull'Italia iniziato dieci anni prima dal Sorpasso, però qui in chiave drammatica. Se non l'avete visto, l'acquisto è categorico. Se l'avete visto, l'avete anche già comprato e ve lo lo state rivedendo.

- Prima pagina di Repubblica: alle Olimpiadi, Bossi si alza al momento dell'Inno di Mameli. "Tifo per l'Italia piuttosto che per la Cina", si giustifica. Fa notizia? Non fa notizia? Quale delle due è peggio?

- L'oscuramento di ThePirateBay da parte del pretore bergamasco mi sta rendendo impossibile (o quanto meno difficilissimo) procurarmi il terzo episodio di Mad Men. Qualcuno pagherà per tutta questa sofferenza.

- Ancora da Repubblica, le "scarpe inguardabili di Powell". Fanculo, questo non è giornalismo. Io ieri sono andato alla Romanina (qui Francesco Piccolo sull'argomento). e altro che quelle ho visto. Ma la cosa merita un post a parte.

- Sempre su Francesco Piccolo: nell'ambiente gira voce che La separazione del maschio, il suo nuovo romanzo in uscita a settembre, sia una specie di capolavoro che prova a dare risposta a una domanda interessante.

8 Quelle Strane Occasioni-1A1Eb- Il bisnonno di mia figlia una volta girò un episodio di un film ambientato a Roma il giorno di ferragosto. Un prete (Sordi) rimaneva chiuso in ascensore tutto il giorno con una bonona (la Sandrelli), e accadevano cose. Ora, io non sono un prete, la mia sosta in ascensore è durata considerevolmente meno e certo non pretendevo la Sandrelli, ma perché a me deve capitare la grassa vaiassa del terzo piano che, tra piedi e alito, mi ha abbassato i livelli della coscienza?

11/07/08

Anch’io la canzone triste, anch’io, anch’io!

Non posso essere da meno, no.
Luca Sofri, Suzukimaruti, Massimo Mantellini, Giulia Blasi e Achille Corea - per nominare i più noti, ma chissà quanti altri - hanno scritto della canzone più triste, buia e deprimente che conoscono.
Per Luca è un ballottaggio tra Ritornerai di Bruno Lauzi e Fiori rosa fiori di pesco di Lucio Battisti (ma oggi si è parzialmente ricreduto).
Suzuk sceglie Confesso di Piero Ciampi; Giulia va per Exit Music (for a film) dei Radiohead, Mantellini si strugge per Giampiero Alloisio e Achille singhiozza con Ed io tra di voi, di Aznavour (ritenuta un po' eccessiva anche ai tempi, e rimasta perciò memorabile soprattutto in questa versione).

Per quanto mi riguarda, non ho ancora trovato una canzone che testimoni la tragica insensatezza della condizione umana come Fin che la barca va, di Panzeri-Pilat-Arrigoni.

Si tratta di un testo magistrale, rimasto insuperato per la precisione con cui ritrae la summa dei contenuti legati alle escatologie, ai drammi, alle aspirazioni di questi strani animali e dei loro rapporti con il Demiurgo che li punisce, e che solo un osservatore superficiale potrebbe identificare fuori dalle evidenti allegorie di "grillo" e "formica".

In Fin che la barca va c'è davvero tutto: l'angoscia esistenziale di marca schopenhaueriana ("La vita come pendolo tra dolore e noia") e l'eracliteo scorrere del tempo nelle sue stagioni (pare che nel 1970 ci fossero anche le "mezze");

Il grillo disse un giorno alla formica: "il pane per l'inverno tu ce l'hai,
perché protesti sempre per il vino? Aspetta la vendemmia e ce l'avrai".

Il vino, ovviamente come sfida al Di-vino, il rapporto conflittuale col Sacro, e i due massimi miti, in tal senso, dell'era precristiana: Prometeo, trafitto al fegato dall'aquila (tipico volatile peruviano) che se ne ciba e, naturalmente, la Torre di Babele come archetipo di ogni hybris possibile.

Mi sembra di vedere mio fratello che aveva un grattacielo nel Perù,
voleva arrivare fino in cielo e il grattacielo adesso non l'ha più.

Da Fin che la barca va non resta fuori niente: il ritornello adombra infatti una suggestione tipicamente orientale, il famoso richiamo karmico che potrebbe (ma il condizionale è d'obbligo) riscattare il travaglio ontologico dell'essere umano:

Fin che la barca va, lasciala andare, fin che la barca va, tu non remare,
fin che la barca va, stai a guardare, quando l'amore viene il campanello suonerà.

Nessuna traccia di costruzione sistematica, hegelismo, o filosofia positiva. C'è invece Kierkegaard, con la sua Malattia Mortale connessa alla condanna della Scelta, una Scelta naturalmente - direi anzi costituzionalmente - fallace e perciò motivo di ulteriore dannazione:

Mi sembra di vedere mia sorella che aveva un fidanzato di Cantù,
voleva averne uno anche in Cina e il fidanzato adesso non l'ha più!

E a un certo punto, ecco apparire la fosca figurazione della contingenza, la doxa, la chiacchiera heideggeriana, il logos improprio e traditore, l'Erlebnis zoppa che l'apparenza rende invitante poiché disciolta nella fumigante nebbia dei sensi: la tentazione della carnalità e l'abbandono di qualsivoglia abnegazione a una qualsivoglia dottrina di fede; laddove il cancello citato, qui, non è certo faccenda troppo celeste:

Stasera mi e' suonato il campanello: e' strano, io l'amore ce l'ho gia',
vorrei aprire in fretta il mio cancello, mi fa morire la curiosita'.

E, immediato, l'assordante intervento vessatorio del Divino, che coglie l'Infinitamente Piccolo in tutto lo smarrimento in cui l'avvolge il Molteplice e lo rimette a posto nella sua sozzura ontica, assestandogli la cosiddetta Randellata Gnostica per mezzo della quale l'assordato imparerà a razzolar meglio:

Ma il grillo disse un giorno alla formica "il pane per l'inverno tu ce l'hai"
vorrei aprire in fretta il mio cancello, ma quel cancello io non l'apro mai.


Altro che Grind, Death Metal e messaggi rovesciati, signori miei.

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10/07/08

Goblin, mo' m'hai stracciato i co****ni!

Fp 1363805 Maguire Tobey Fp-1

(da Dlisted)

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26/06/08

Tutti i giorni al Museo degli Anni Settanta

Depedisenrico2BStamattina, come ogni mattina, sono uscito di casa.
Ho preso la macchina, come al solito parcheggiata all'angolo della via in cui fu ucciso a colpi di pistola in faccia Mino Pecorelli, direttore della rivista OP e autore di pesantissime insinuazioni su Giulio Andreotti.
Dovevo ritirare della stampe da un service che si chiama Coca Color, ubicato davanti a uno degli ingressi di Città del Vaticano, la cui Banca, lo IOR, era presieduta da Mons. Marcinkus.
Poi ho infilato il lungotevere, passando da quello che per la malavita locale è noto come Albergo Roma, ovvero il carcere di Regina Coeli.
Ho svoltato in Viale Trastevere, lambendo Piazza S.Cosimato, dove abitava Franco Giuseppucci (detto Er Negro, e, nella finzione del Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, Libanese o, nell'omonimo film, Libano), primo e più importante capo della cosiddetta Banda della Magliana, e nelle vicinanze della quale venne accoltellato.
Sono anche passato per il pronto soccorso in cui Giuseppucci approdò in fin di vita, invano.
Ho aggirato il Gianicolo e, diretto a Monteverde Nuovo, eccomi in Piazza San Giovanni di Dio, dove nel lungo sotterraneo di una casa venne - si dice - segregata Emanuela Orlandi, cittadina del Vaticano, a opera della Banda della Magliana, secondo gli ordini - pare - di Mons. Marcinkus.
Quindi, arrivato in Via Vitellia, ho raggiunto Villa Pamphili, dove c'è il bistrot di Cristina e dove di solito mi fermo a bere il caffè e scrivere qualche pagina.
Più tardi lavorerò a progetti commissionati da produttori che negli anni settanta erano iscritti alla Loggia Massonica P2 di Licio Gelli, nella sede romana dell'azienda fondata dall'attuale Presidente del Consiglio, anche lui ex tesserato P2.
Nel tardo pomeriggio mi recherò presso il mio dentista, in centro: per farlo, dovrò passare da Via del Pellegrino, dove fu ucciso a colpi d'arma da fuoco Enrico De Pedis (detto Il Presidente, e, nella finzione del Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, Dandi) altro capo storico della Banda della Magliana, presunto assassino, tra l'altro, di Emanuela Orlandi e benefattore della Chiesa al punto da essere sepolto due o trecento metri più in là, nella Chiesa di Sant'Apollinare.
Stasera potrei andare a cena in un ottimo ristorante che si dice esser stato prediletto da Francis Turatello, ma non mi ricordo come si chiama.
Per cui tornerò a casa (sempre passando dalla via in cui fu ucciso a colpi di pistola in faccia Mino Pecorelli) e, cenando, inizierò a pensare che se mi chiamassi Parker e avessi dei fratelli, su questa roba piena di prigioni, imprevisti e opportunità ci farei come minimo un Monopoli.

CATEGORIE: Prima pagina

17/06/08

Piccola e nera

Copt13.AspNonostante nella comunicazione risulti - in modo spiacevole, e tutto italiano - più opera di Edmondo Berselli e Aldo Nove (che ne sono di fatto prefatori) che della reale curatrice, Guia Croce, il libro che correda il dvd di Carosello per Einaudi Stile Libero è straordinariamente divertente: lunga carrellata di racconti sul mitico tempo che fu per mezzo dei ricordi di tecnici, sceneggiatori, attori, registi e insomma tutti coloro che furono coinvolti in quella stagione. Vezzi, snobismi, avidità e generosità, personaggi umili e dispotici, piccini e tromboni, artisti e artigiani di un'Italia davvero remotissima, in un ritratto di famiglia commovente.
Peculiarità del libro: i titolari delle citazioni vengono rivelati solo in nota in fondo a ogni capitolo, per cui leggendo si ha la sensazione che a parlare sia una singola persona, una sorta di incarnazione collettiva in un solo, anziano, arzillo "uomo-Carosello".

Piccola e nera

Copt13.AspNonostante nella comunicazione risulti - in modo spiacevole, e tutto italiano - più opera di Edmondo Berselli e Aldo Nove (che ne sono di fatto prefatori) che della reale curatrice, Guia Croce, il libro che correda il dvd di Carosello per Einaudi Stile Libero è straordinariamente divertente: lunga carrellata di racconti su un mitico tempo che fu per mezzo dei ricordi di tutti i tecnici, gli sceneggiatori, i registi e insomma di tutti coloro che furono coinvolti in quella stagione. Vezzi, snobismi, avidità e generosità, personaggi umili e dispotici, artisti e artigiani di un'Italia davvero remotissima, in un ritratto di famiglia commovente.
Peculiarità del libro: i titolari delle citazioni vengono rivelati solo in nota in fondo a ogni capitolo, per cui leggendo si ha la sensazione che sia una singola persona a parlare, una sorta di incarnazione collettiva in un solo, anziano, arzillo "uomo-Carosello".

CATEGORIE: Libri, Media

27/05/08

In vero budello (ma anche in finto bue)

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Fa caldo, e lo farà per i prossimi tre-quattro mesi.
Fa caldo, e magari uno la giacca vorrebbe lasciarla a casa.
Sì, ma dove mettere due mazzi di chiavi, il telefono, gli auricolari, la penna, gli occhiali da sole, il taccuino, i sigari, l'accendino?
L'industria dell'accessorio è indiscutibilmente il segno del nostro tempo.
Possibile che in trent'anni nessuno stilista abbia pensato a lanciare un'alternativa/rivisitazione non dico hype, ma almeno socialmente accettabile, al borsello?

CATEGORIE: Foto home page

26/05/08

Come lo vendo questo ***** di libro - parte seconda

Blurb da copertina. Non è bello, ma lo fanno gli americani, quindi poche storie: serve.

Dunque, vediamo.

"Il libro da cui è stato tratto il grande successo al botteghino..."

No. Da questo libro non è stato tratto nessun grande successo al botteghino.

E vabbe', dai. Riproviamoci.

"Il libro da cui è stato tratto il grande successo al botteghino film..."

Uhm, no. Da questo libro non è stato tratto nessun film, non ancora.

"Da questo romanzo, Martin Scorsese ha tratto la sceneggiatura dell'omonimo film..."

Boh. E chi lo sa? E se poi salta fuori su Variety o Hollywood Reporter che non è vero? Scorsese mica c'ha più tempo di scrivere sceneggiature.

Guarda, facciamo così: atteniamoci a quel che sappiamo.

Sul libro verrà quindi stampata (STAMPATA, signori: niente fascetta, proprio STAMPATA IN COPERTINA) la seguente motivazione all'acquisto:

"Opzionato dalla Warner Bros. per la regia di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio protagonista".

OPZIONATO.

Poi dice che gli editori italiani sono disonesti.
Avevano anche pensato di aggiungere che alla zia dell'autore il libro è piaciuto molto, ma hanno avuto difficoltà a verificare la fonte.

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Come lo vendo questo ***** di libro? - parte prima

Non parla di camorra, non parla di una casta (politici, giornalisti, sindacalisti, fruttivendoli, assemblatori di componenti elettronici) che si sta fottendo l'Italia a tua insaputa.
Non è stato scritto da un giovane fisico, da un giovane filosofo, da un giovane malato terminale, e nemmeno da un extracomunitario che infila l'apostasia in un middle name.
Porca miseria, non è nemmeno un romanzo d'amore.

Però l'ho pagato caro all'asta.

Insomma, come lo vendo, 'sto ***** di libro?
Be', per esempio rompendo il ***** medesimo a tutti gli autori della mia scuderia perché sputino una testimonianza di quanto sia irrinunciabile, e inventandomi che sta facendo impazzire gli italiani.
Che sono famosi per preferire le nerbate alla lettura di un libro, però quanto gli piace l'idea.

CATEGORIE: Libri, Opinioni brevi
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